05/04/10

I cattivi dei videogiochi (e dei fumetti), parte 1


Conoscendo BVG, può darsi che la parte 1 sia pure l'unica. Comunque, veniamo al sodo. Forse non tutti sanno che i cattivi di videogiochi, fumetti, film e tutto quanto, vengono tutti dalla campagna. Basta guardare all'etimologia di "villain": chiaramente è di villano che si parla. E chi altri sarebbe questo villano, se non un uomo del contado, un essere che vive in una casa della campagna?
Accertato questo, i cattivi si son visti in videogiochi, fumetti, film e tutto quanto, a partire dalla seconda metà del XVIII secolo.
La data non è casuale e coincide con l'inizio della rivoluzione industriale in Inghilterra. Grandi masse di villani iniziarono a riversarsi dalle campagne alle città, ponendosi prepotentemente all'attenzione di software house, case editrici e tutto quanto. La veridicità di questa tesi, per i più scettici, è suffragata dal seguente interrogativo: quanti cattivi avete visto nei videogiochi antecedenti il 1750? Ve lo diciamo noi: nessuno, zero, nicht, nisba, nada, rien. La verita pesa come un macigno.
Come mi fa notare Mariarca, nessuno si era mai accorto di questo stillicidio costante e ininterrotto di cattivi: abbiamo una spiegazione anche per questo. Per finanziare software house, case editrici e tutto quanto, i governi dell'epoca misero in atto un esperimento di finanza creativa, atto a fornir loro materiale per nuovi personaggi da inserire in videogiochi, fumetti, film e tutto quanto. Si tratta del famigerato "Serial experiment villain". Serial perchè arrivavano uno alla volta; se fossero giunti tutti insieme, si sarebbe chiamato "Parallel experiment villain".
Nella foto, il gatto di un villano.