29/04/09

Rainbow six Vegas 1 e 2

Rainbow Six è una serie composta da infiniti giochi, pressochè disponibili per ogni sistema: dal C64 al sistema a doppia colonna tripla, passando per i sistemi operativi. Cosa rende differente Rainbow Six dagli altri giochi?
A parte niente, l'unica differenza sta nelle storie. Le storie sono scritte da Tom Clancy, o, almeno, così vanno millantando i detentori dei diritti. Volete sapere come si dipana una storia di Tom Clancy? Vi scrivo prima la mia versione, poi riporto quella di un noto studente di psicologia (o qualcosa del genere, non l'ho ancora capito).
La storia è questa: sentite delle voci, oppure leggete qualcosa; continuate, però, a clickare col tasto sinistro, premete esc, fate di tutto per skippare. Fino a quando si spara. Ecco, questa è la mia storia standard di Tom Clancy.

Ma adesso, la parola al laureando in psicologia (o quel che è). Nelle storie di Tom Clancy, si è sempre a un passo dall'apocalisse terroristica; a un secondo dalla sciagura, tutto si risolve per il meglio e si scopre che il capo dei fetenti era il Presidente, oppure un pezzo grosso della CIA. O uno della squadra. Una curiosità: il nome "Rainbow Six" deriva dai colori che comunemente ricordiamo dell'arcobaleno: giallo e indaco, giallo e indaco, giallo e indaco.
Ok, abbandoniamo la storia, di cui a nessuno frega nulla.
R6V1&2 si inseriscono nel filone "giochi di soldati". Entrambi usano l'Unreal Engine 3, stavolta sfruttato in maniera bizzarra: non ci sono i bestioni dai colli ipertrofici tipici del 99% delle produzioni analoghe! I modelli degli Arcobaleno Sei sono piuttosto normali; quelli dei civili, però, fanno alquanto schifo. Il resto è nella norma ma, considerando che è un multipiattaforma, non si grida assolutamente al miracolo.
Il gioco com'è? Giocato alla massima difficoltà, è alquanto avvincente; meglio in cooperativa, come al solito. In modalità consorzio, non ve ne dico proprio.
Nel vostro incedere, sarete seguiti da due bot; nel primo episodio, equivalgono a un comune mortale. In Vegas 2, comandate 2 terminator. Glaciali, spietati. Soccombono solo quando lo script lo prevede. I fucili d'assalto sono precisi come fucili da cecchino; nel primo, già da una certa distanza le raffiche diventano alquanto imprecise. Poi, la solfa è la solita: cerca di sparare in testa al nemico, nasconditi per non aver la testa bucata, pianifica l'attacco e disponi i bot (se li usi). E, alla fine, vinci.
Nel secondo, potete addirittura customizzare il personaggio: nella foto vedete il mio personale Samuel L. Jackson. Chiudo la recensione con una chicca che in pochi conoscono: la L. di Samuel L. Jackson sta per "Lkl".
Grafica, sonoro e altre bischerate: boh
Voto: 1 danaro. Sono giochi che escono con le riviste allegate, per pochissimi euro. Roba da svendita, non c'è hype, non si sbava e arrivando non ho visto neanche l'ampio parcheggio all'ingresso.
Violence Violin