18/04/11

Gioventù ribelle


La davano per spacciata, l'industria videoludica italiana. Morta sul nascere, soffocata in culla dalla concorrenza spietata e miliardaria delle multinazionali estere: Activision-Blizzard, EA, Ubisoft. Certamente non favorita da governi poco inclini alla valorizzazione delle nuove tecnologie, scarsamente sensibili alle imprenditorialità 2.0. Poco, o per nulla, interessati a questo settore che, altrove, genera introiti ormai faraonici, creando posti di lavoro e affascinando un pubblico oggi più che mai orizzontale. Nonni, padri e figli: non più i nerd di una volta, stipati in fumose sale popolate da quelle vestigia del passato che sono i cabinati.

In uno slancio imperioso di orgoglio e patriottismo, Gioventù ribelle lancia la sfida ai colossi del videogioco, rendendoci, ancora una volta, fieri di questa Nazione che è figlia del grandioso Impero Romano, impero che assoggettò il mondo.

Gioventu' Ribelle e' un progetto promosso dal gruppo dei Produttori Italiani di Videogiochi di Assoknowledge, con la collaborazione di varie società operanti da tempo nel settore e già messesi in luce per la qualità dei loro lavori; il tutto, promosso dal Ministero della Gioventù. Questo il suo biglietto di presentazione.
Il gioco sfrutta il motore grafico Unreal Engine 3, ovvero quello che, praticamente, ha mosso parecchi tra i più famosi titoli di questa generazione di console (e relative conversioni per pc). Una base solida. Ma, si badi bene: il livello di personalizzazione raggiunto è altissimo e lo si nota sin dalla schermata iniziale del gioco, assolutamente diversa da qualsiasi altro titolo basato sullo stesso motore. Così come pure la schermata di caricamento, un'immagine mai vista prima e cucita su misura per questa occasione. Superato un menù iniziale, che è già pietra di paragone per le interfacce dei millenni venturi, ci troviamo catapultati nello scenario di gioco. Evidente, sin da subito, la fedeltà storica che contraddistinguerà il titolo, in ogni suo particolare. Eccoci nei panni di un prode bersagliere, che impugna la sua Colt col manico viola d'ordinanza: la sensazione di immedesimazione è fortissima, grazie a una modellazione che ha dell'inverecondo per quanto si spinge alla ricerca del fotorealismo. Superato lo sbigottimento iniziale, dato dalla sensazione di "più vero del vero" avvertita in presenza dei primi modelli poligonali, di cavalli e bersaglieri, è ora di rallegrarci l'udito col sonoro di altissima qualità, adeguato all'altezza della produzione tutta. Rigorosa la simulazione balistica dell'armamentario, forse a livelli mai raggiunti in altre produzioni. La ricostruzione degli ambienti è perfetta quanto gli stessi sono variegati: passiamo da una caverna realizzata in maniera così scrupolosa che sembra quasi di sentirci addosso l'umido delle spelonche, a un vigneto coi grappoli d'uva talmente realistici che, vi assicuro, a un tratto ho allungato la mano come a raccoglierli... vi verrà voglia di pestare il monitor coi piedi, per farne dell'ottimo vino. Menzione d'onore per un forno che non mancherà di monopolizzare la vostra attenzione. Sofisticate texture procedurali, coadiuvate da una convincente, fin troppo, generazione frattale di effetti particellari, andranno a sovrapporsi a una struttura poligonale che, da sola, ha richiesto dieci anni di lavoro e posticipato, di conseguenza, questo prestigioso titolo: doveva infatti essere pubblicato nell'occasione dei 140 anni dell'unità di Italia, ma la smania di perfezionismo non concede eccezioni: il gioco esce quando è pronto. Come dicevo prima, la fedeltà storica è uno dei punti forti di questo titolo, ma anche la ricostruzione degli ambienti è a livelli da primi della classe: avvicinandoci a una macelleria (così dice la tabella sulla porta), notiamo la finestra lastricata di mattoni: un materiale edile noto per la sua trasparenza.
Ok, abbiamo parlato della grafica, del sonoro... ma il gioco, com'è?
L'intelligenza artificiale raggiunge, senza tema di smentite, le vette più alte della categoria: i nemici, sempre diversi, esulano da qualsiasi pattern ripetitivo e prevedibile, ma si comportano come persone in carne ed ossa, costringendo il giocatore a astuti e arzigogolati piani di attacco, in una danza di pallottole che ricorda, per intensità, le migliori sparatorie dei film di Hong Kong. Nella consapevolezza che, però, questa danza di morte deve essere supportata da un'adeguata strategia che permetta di sopraffare le schiere di nemici.
Non ci si annoia mai in Gioventù ribelle, la noia non è contemplata nel codice di gioco. Codice, tra le altre cose, perfetto e scevro da qualsivoglia bug.
In una ricorrenza che ha fatto molto discutere, per via delle eterogenee convinzioni e degli schieramenti avversi, non possiamo che riunirci tutti all'ombra del tricolore e premiare questo gioco col bollino oro della qualità: un titolo mai assegnato da BarabbaVG.
E l'Italia, per la prima volta in 150 anni, è davvero unita.